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Bianco, sì Marzemino sperimentale. Per futuri assaggi.

Lunedì 22 Ottobre 2018

Variabilità, rima baciata alla diversità come alla novità. Che in viticoltura significa tentare di ottenere viti sane, per vini altrettanto buoni. La ricerca mobilita da anni numerosi centri di studio. Tra i più autorevoli ( al mondo ) anche la Fondazione Edmund Mach. Che ha dedicato una serie d'indagini genetiche anche al Marzemino. Con riscontri a dir poco incredibili. Perché dal Marzemino hanno ottenuto una varietà di vite a bacca bianca. Proprio così. Analizzando la genetica del Marzemino - che sembra sia scaturito dall'incrocio casuale tra Teroldego con Schiava - Marco Stefanini, esperto di miglioramento genetico della vite, ha illustrato gli esiti della sorprendente ricerca nell'ambito della cerimonia di premiazione della Vigna Eccellente. Ed ecco che incrociando il Marzemino con vitigni che hanno nella genetica peculiari proprietà in grado di resistere a una serie di malattie (peronospora e oidio) hanno ottenuto il 'bianco'. Marzemino incrociato con una varietà sperimentale chiamata Merzling. Non solo.  Alla Fondazione Mach hanno pure microvinificato queste uve. Ottenendo - a livello di studio - risultati a dir poco entusiastici. Uve con ottima acidità, perfettamente idonee alla spumantistica. Tutto è ancora comunque svolto in ambito sperimentale. Ma non si esclude che un 'fratello' del Marzemino possa, in un lontano futuro, essere annoverato tra le uve del Trentodoc. Intanto si cerca di dare un nome a questa vite a bacca bianca. Che non potrà ovviamente chiamarsi Marzemino. Vino che comunque presto assaggeremo nell'ambito di una degustazione  prevista nell'enoteca della nostra Casa.





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Forza e gentilezza di un Marzemino d'autore

Venerdì 19 Ottobre 2018

Isera e il Marzemino. L'ultima, recentissima, edizione del Premio Vigna Eccellente ha ulteriormente sancito il legame tra questa comunità e il vitigno che genera l'omonimo vino. Presentando al pubblico alcune versioni 'extra lagarine' di Marzemino. Giusta contaminazione sensoriale, da condividere, per confrontarsi. Ed ecco che nella comparazione Isera rafforza le sue peculiarità. Con alcune produzioni che potremmo definire 'baluardi d'identità enoica', In primis la versione di Marzemino che i de Tarczal propongono con la consueta autorevolezza. Un vino austero e nel contempo gioviale. Richiama, nell'immagine che domina sull'etichetta, l'audacia di ufficiali Ussari, stile e nerbo austroungarico, in perfetta sintonia pure con il blasone della dinastia di Ruggero de Tarczal, vignaiolo di grande  onestà  e altrettanta operosità, in vigna come in cantina. La forza e la gentilezza. Riscontri immediati, assaporando questo Marzemino Husar orgogliosamente proposto anche nell'enoteca della 'nostra Casa'. Colpisce per la possanza di uno stile che non teme tante esitazioni gustative. Preciso nell'intensità della fragranza, note vinose di piccoli frutti e nuanches cioccolatose, giustamente speziato, timbro al cardamomo, in un mix tra noce moscata e cannella, mentre al palato si distende snello, pienamente godibile nella sua arguta complessità.



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Graminè 2016, il top tra i rosè

Mercoledì 17 Ottobre 2018

E' un vanto tutto 'lagarino' e un riconoscimento a Longariva, alla famiglia di Marco Manica, vignaiolo caparbio e grande fautore della 'nostra Casa'. Perché il suo Graminè 2016 è stato giudicato il Miglior Rosato d'Italia. Encomio ricevuto da Daniele Cernilli, il Doctor Wine, un giornalista enoico tra i più autorevoli al mondo. Che - sull'ultima edizione  Guida Essenziale ai Vini, presentata nei giorni scorsi a Milano - ha premiato il Pinot grigio in versione ramato chiamato appunto Graminè, vino di grande scorrevolezza gustativa, ottima carica aromatica e lunga sapida bevibilità. Dimostra tutta la carica qualitativa dei vini prodotti nella conca che circonda Isera, la Vallagarina in generale. Vino al top, orgoglio locale, vino che noi da tempo proponiamo in abbinamento ai tanti piatti 'di territorio' che - felicemente - mettiamo ogni giorno in tavola. Orgoglio, si diceva. Orgogliosi di stappare in compagnia questo rosè decisamente al top.

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Vendemmia encomiabile

Lunedì 8 Ottobre 2018

Buona, anzi. ottima. In tutto. Per quantità, ma specialmente per qualità. La vendemmia 2018 è praticamente finita. Ora è tutto un 'ribollir dei tini'. Tra speranze e concrete certezze. Vignaioli e cantinieri della Vallagarina sono fiduciosi. L'annata - l'andamento vendemmiale - è memorabile, il vino...lo sarà. Giudizio corale. Con le prime certezze scandite dall'avvio del raccolto, a metà agosto, la vendemmia delle uve destinate ai vini bianchi, allo spumante classico in primis. Poi, giornate di sole e grande escursione termica - giorno/notte - che hanno magistralmente influito sulla qualità dei grappoli. Con i vigneti popolati da schiere di entusiasti vendemmiatori. Per onorare un rito, per rilanciare la gioia di come le vite riesca a donarci il vino. Tra pazienza e la sagacia dei cantinieri. Alla nostra 'Casa del Vino' l'attesa è fiduciosa. Sicuri dell'impegno che i nostri soci stanno attuando nelle loro 'canee'. Decisi a presentare - magari tra qualche anno, per quanto riguarda gli spumanti e i vini rossi a base di Cabernet o Merlot - il meglio della produzione enoica della Vallagarina. Recuperando antichi saperi, testimonianze preziose. Come alcune citazioni di Michele Psello, uno dei più grandi e fecondi studiosi alla Corte di Bisanzio, nel 1078, filosofo e cantore del vino. Che nel suo 'Laus vini' scrive: Io credo che il vino è quanto di meglio gli uomini hanno trovato per il loro sostentamento. Ed è una cosa buona in ogni occasione e per tutti. Ecco, proprio come è possibile imparare sostando ai tavoli della 'nostra Casa', assaporando qualche bicchiere di vino autenticamente ...encomiabile.

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Tre Bicchieri a vini decisamente 'della Casa'

Martedì 2 Ottobre 2018

Tre Bicchieri del Trentino: 3 su 11 sono tra i protagonisti assoluti anche della 'nostra Casa'. Una conferma di come la nostra proposta autenticamente 'della Vallagarina' riesca ad ottenere i riconoscimenti enoici più ambiti. Tre vini di altrettante aziende portanti della Casa del Vino, vini con una personalità esclusiva, in grado di coniugare il valore di stampo internazionale con la tipicità lagarina. A partire dal San Leonardo 2014 dei Marchesi Guerrieri Gonzaga, un rosso più volte ritenuto al vertice del buon bere italiano, esempio di assoluta dedizione alla cura della vigna e contemporaneamente intraprendenti azioni di valorizzazione imprenditoriale. Un rosso di levatura internazionale, vinificato con cura, elegantissimo e longevo. Così si legge nella menzione del Gambero Rosso edizione 2019. Poi - ma non per questioni di graduatoria - ecco due Trento diventati una conferma tra gli spumantisti trentini: il Pas Dosè Riserva '12 di Nicola Balter affiancato sul podio da Dosaggio Zero '11 di Lucia Letrari. Sperticati elogi per entrambi, orgogliosi di guidare la pattuglia dei migliori vini trentini. Lucia Letrari in particolare, che dedica il premio a suo padre Leonello, un Patriarca del Vino, tradito dal suo cuore in chiusura della vendemmia dello scorso anno. Tre vini, tre simboli, tre esempi di giusta operosità. Che contribuiscono a rilanciare il fascino del vino trentino e si mettono a disposizione dei nostri affezionali ospiti. Prosit! Brindisi anche agli altri Tre Bicchieri trentini del Gambero Rosso. Questi:

Teroldego Rotaliano Luigi Ris. ’13 - Dorigati
Trentino Müller Thurgau Viàch ’17 - Corvée
Trentino Pinot Nero V. Cantanghel ’15 - Maso Cantanghel
Trento Brut Rotari Flavio Ris. ’10 - Mezzacorona
Trento Brut Madame Martis Ris. ’08 - Maso Martis
Trento Brut Nature ’12 - Moser
Trento Extra Brut 1673 Ris. ’11 - Cesarini Sforza
Trento Perlé Zero Cuvée Zero ’11 - Ferrari

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La Vigna Eccellente di Marzemino. Anteprima

Lunedì 17 Settembre 2018

Interpretare il vino osservando anzitutto la bellezza della vigna che lo genera. Una scommessa, un modo diverso, unico, di riconoscere al vigneto la sua importanza. Da 18 vendemmie Isera prepara la 'sua festa' del vino, riservando un premio alla vigna di Marzemino meglio coltivata. Osservazioni e stime viticole 'studiate' attentamente - per diverse settimane, nell'arco della stagione vegetativa - da alcuni tecnici della Fondazione Mach. Poi, nei giorni immediatamente precedenti la vendemmia, la Giuria visita i finalisti e sceglie i più rappresentativi. Senza stimare carico delle uve o i sistemi di coltivazione: osservando solo la bellezza del vigneto, le cure che il viticoltore ha davvero 'messo in campo'. Sotto la regia del prof.Attilio Scienza - il più autorevole esperto di vitivinicoltura internazionale - osservano filari, pergole, grappoli, alcuni esperti, tecnici di campagna e giornalisti enogastronomici. (Nella foto di Carlo Rossi). Il responso tra qualche settimana, con una festa nel cuore d'Isera, nella piazza, nei locali del vino, 'nostra Casa' compresa. Vigna Eccellente, premio insolito quanto stimolante. Che la locale amministrazione comunale indice coinvolgendo i comuni limitrofi, nel cuore del Marzemino. Qualche settimana ancora d'attesa, poi il risultato per l'edizione 2018. Intanto la bramosia si può appagare degustando uno dei tanti Marzemino che la Casa del Vino della Vallagarina mette a disposizione. Per onorare la Vigna Eccellente. E - per dirla con Mozart - l'eccellente Marzemino.









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Marzemino d'Isera e Marzifon greco. Non solo similitudini fonetiche

Sabato 15 Settembre 2018

Estetica tra storia e modernità. Se c’è un vino della Vallagarina da sorseggiare in un ‘khantharos’ – che vedete nella foto - sicuramente è il Marzemino. Accostamento per nulla casuale e assolutamente non forzato. Perché nel fascinoso calice greco il Marzemino – almeno un suo antenato – è stato sicuramente versato. Lo hanno evidenziato le ricerche scientifiche dell’Università di Milano, quelle della Facoltà di Agraria, documentate pure in un video realizzato a suo tempo dal Comune d’Isera. Sull’isola di Lefkada, pure a Cefalonia, sono stati ‘tracciati’ vitigni con il DNA quasi identico al ‘nostro Marzemino’. Non solo: in quelle isole greche, il vino da uve a bacca rossa, lo chiamano Marzifon, pure Marzemi. Somiglianze genetiche, altrettanto quelle fonetiche. Ecco allora che – magari non in una coppa greca originale – l’assaggio di un Trentino Marzemino DOC ( meglio se d’Isera) consente pure un viaggio a ritroso nella storia stessa del vino. Viaggio enoico, che nella Casa del Vino si può intraprendere con assoluta tranquillità. Degustando il Marzemino in momenti conviviali, per confrontare stili di vinificazione, recuperando anche le sensazioni spesso sopite. Perché bere vino è una stimolazione dei nostri ricordi. Vino che si può bere in maniera spensierata oppure usare come un delicato strumento di conoscenza. Capire e carpire l’identità del vino, in questo caso il Marzemino. Sempre gentile, profumato di erbe affumicate, pepe, lamponi, viole, e dal sapore pieno di succo, ricamato nella componente tannica e molto vibrante nel dinamico finale. 
 

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La gestualità, il bere per gustare e per pensare

Mercoledì 12 Settembre 2018

Brandire il bicchiere come fosse una spada, continuando a roteare il vino nel calice, annusando, centellinando, addirittura ascoltando il vino che state per degustare. Un rito che ha spesso del ridicolo, prassi enoica ben illustrata dalla mirabile interpretazione di un sommelier all’opera, messo in scena dal simpatico quanto bravo Antonio Albanese. La gestualità dell’assaggio, comunque, ha dei precisi canoni da rispettare. Senza forzature e con movimenti tutt’altro che plateali. Il bere (vino) diventa però una sorta di linguaggio attuale, che spazia sempre più dal tecnico all’esoterico, impegnando in diatribe gustative schiere di appassionati. Con una fenomenologia della degustazione tutta da interpretare, applicata nei momenti più disparati: feste popolari, simposi enoici, kermesse di bevitori più o meno d’alto lignaggio… Per formare la propria personale ‘iniziazione enologica’, apprendere la genesi del saper bere bene e scegliere vini buoni, puntando alla qualità, alla piacevolezza. Sembra una banalità, ma non è semplice riscontrare una qualità oggettiva e come questa debba essere oggettivata, certificata magari dalla critica enologica, dall’ovazione dei bevitori più accorti. Senza dover subire un linguaggio che nelle degustazioni spesso risulta roboante, eccessivamente poetico, pure ridicolo. Oggi di vino ci ‘si parla addosso ’, con linguaggi tra mode e una buona dose di snobismo. Ecco allora un consiglio ai nostri affezionati ‘bevitori’, quelli che frequentano la nostra Casa: avvicinarsi al vino con parsimonia, moderazione, scegliendo vini non solo buoni da bere, ma buoni pure per stimolare giusti pensieri.
 

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Il timbro minerale del vino. Perché?

Mercoledì 12 Settembre 2018

Uno degli aggettivi più inflazionati per caratterizzare un vino bianco è minerale. Termine abusato, dalla critica enologica ancor prima che dai consumatori più o meno saccenti. Ma cosa significa ‘minerale’ nel vino? Nessuno, finora, è mai riuscito a chiarirne precisamente il concetto, definire il concetto senza suscitare dubbi o ilarità.  Per tentare una definizione di ‘vino minerale’ bisogna elencare le tappe dell’evoluzione del gusto. Quando il bere vino era esigenza alimentare. Per tanti anni si sono bevuti vini molto morbidi, facili, di pronta beva, quasi dolciastri, stucchevoli, decisamente ammiccanti. Poi – quasi per reazione – le cantine, vignaioli e produttori blasonati, hanno iniziato a proporre vini più snelli, freschi, meno ‘palestrati’, per rendere la ‘beva’ in sintonia con le peculiarità della pietanza, per ripulire il palato con un sorso gioviale, prepararlo al successivo boccone. Da questa rivincita – risaltare elementi giustamente acidi, amarognoli, quasi salati – entra in scena il lato minerale del vino. Dunque sentori, che al palato sono fortemente imparentati con il gusto salato, comunque ‘nuances’ assolutamente vaghe, non invadenti o ancor peggio invasive, difficili pure da descrivere. Richiamando stimoli sensoriali che fanno riferimento a fragranze inerenti idrocarburi, grafite ( quella della matita sgranocchiata alle elementari …), pure alga marina e specialmente pietra focaia. Semplificando al massimo: se nel bicchiere emergono note di gasolio, certi odori che richiamano scoppiettanti motori a nafta, sfumature salmastre che vi ricordano una passeggiata sul molo di un porto marino, ecco state per gustare un vino dal timbro minerale.

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Vendemmia 2018. Il brio e la consuetudine della Vallagarina.

Martedì 21 Agosto 2018

E' il rito per antonomasia. Che i vignaioli osservano con riverenza, quasi con pudore. Sperando in bene. Dedicando l'attenzione delle uve in funzione del vino. Quello che verrà. E' la vendemmia, che anche in questo assolato agosto 2018 è partita quasi ovunque. Anche in Vallagarina, tra filari coltivati come giardini, dove le varietà a bacca bianca sono pronte per essere raccolte e subito pigiate. Quelle esclusive, riservate a vini briosi, le bollicine che fanno la differenza, i mosti che rinascono in bottiglia. Insomma, quelle per lo spumante e più precisamente il Trento con tanto di DOC. Il via da poche ore e già i primi commenti, con riscontri più che incoraggianti. Merito dell'andamento vendemmiale, poco o irrisorie le pergole danneggiate da grandine. Le batoste del 2017 fortunatamente sono custodite solo nei ricordi. Brutti. Adesso s'interpreta il 2018. Con sperticati elogi. Tra l'eccellente e l'ottimo. Comunque tutte le aziende che fanno riferimento alla 'nostra Casa' sono decisamente ottimiste. A partire dai direttori enologici delle grandi cantine sociali, quelle che con la loro miriade di soci 'fanno pure massa critica'. Nel senso: hanno quantitativi considerevoli. Mauro Baldessari, direttore della Cantina Vivallis,  700 e più soci, quasi mille ettari da 'vendemar' : «Quest'anno dovremmo avere, dopo anni decisamente difficili dal punto di vista atmosferico, buona quantità e soprattutto ottima qualità». Dello stesso avviso il presidente della Cantina sociale di Isera (155 soci), Silvio Rosina : « abbiamo dato il via alla raccolta dello Chardonnay Trento doc e a qualche partita più matura di Muller. Se il tempo ci aiuterà, come sta facendo, quella 2018 sarà un'annata da ricordare». Stesse considerazioni, medesime speranze anche nella 'bassa', verso Avio. Dove operano vignaioli in grado di selezionare sia uve per grandi vini rossi - zona Campi Sarni - come grappoli dorati per future 'bollicine'.  Ottimismo, entusiasmo contagioso  tra i vigneti di Vallarom. Barbara, Filippo e Riccardo Scienza confidano in un raccolto decisamente propizio per il loro 'Vò' , uno spumante classico tutto da assaporare. Pazienti e fiduciosi - ma loro sono i cultori dell'uva a bacca rossa - i Marchesi Guerrieri Gonzaga. Il San Leonardo...aspetta. Rimaniamo in zona. Alessandro Secchi sfrutta i benefici solari dell'enclave di Serravalle, per vini di grande spessore, dati proprio da una vendemmia meticolosa e altrettanto curata. Impossibile citare tutti i 'nostri soci della Casa'. Corale comunque l'impegno che da qualche giorno stanno mettendo davvero 'in campo', per 'incantinare' al meglio le loro uve. Citazione doverosa per le 'donne del vino': da Clementina Balter, spumantista di gran classe, a Elisabetta Dalzocchio, cultrice di Pinot Nero. E ancora: lo staff rosa de Borgo dei Posseri, poi le signore Bossi Fedrigotti, per non scordare 'le' de Tarczal; neppure le signore Letrari, Maria Vittoria e Lucia, alle prese con la loro prima vendemmia senza l'indimenticabile Nello. E (non per per ultimo) il dinamismo - quasi del tutto femminile... - dei Marzadro, pronti a raccogliere le vinacce di una vendemmia 'di buone speranze'. Per piacevoli 'peccati alcolici'. Con il vino che verrà, con i distillati del domani.

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I Cantori tra le Viti

Giovedì 16 Agosto 2018

E’ la sintesi di come la Vallagarina sposa uva con vino. Nel rispetto dell’habitat, delle colture e nel tramandare consuetudini vitivinicole di grande significato. Un nido che racchiude dedizione, futuro, amenità. Con i ‘custodi della vigna’ che rispettano i ‘cantori tra le viti’. Uccellini che nidificano tra tralci pronti a essere vendemmiati. Del resto un vitigno superblasonato come lo Chardonnay è – poeticamente parlando – legato proprio agli uccellini che razzolano tra le vigne. Perché i grappoli di chardonnay vengono ‘beccati’ al culmine migliore della maturazione proprio dai cardellini, che in francese – non a caso – si chiamano chardonnay. Suggestioni, licenze poetiche, stimoli a difendere il buon vino. Intanto tra i filari delle viti sopra Isera, Marco Tonini, vitivinicoltore e tra i promotori della ‘nostra Casa del Vino’ scatta la foto del nido. Omaggio alla Natura. La presenza di questi simpatici volatili non è solo simbolo di ecosostenibilità. Dimostra oculatezza anche nelle tecniche colturali. Gli uccelli che nidificano nei vigneti durante la stagione riproduttiva (cioè in primavera-estate) si nutrono di insetti e allevano i loro pulcini portando questo tipo di prede, che hanno un importante contenuto proteico, fondamentale per il loro accrescimento. Grazie a queste loro necessità trofiche, svolgono un ruolo di “biocontrollori” (quindi non danneggiano l’uva) predando anche insetti nocivi per la vite stessa. Anche specie come il tordo bottaccio, il merlo, lo storno e la passera mattugia, comunemente ritenuti dannosi per l’uva, sono prevalentemente insettivori durante la nidificazione. I danni all’uva sono arrecati a nidificazione conclusa (in tarda stagione, magari su filari di viti in appassimento, per prolungate vendemmie tardive) quando gli uccelli non sono più legati da tempo al loro luogo riproduttivo. Insomma: nidi per gli uccelli tra le vigne d’Isera come aiuto per la lotta agli insetti che possono nuocere alle piante e per tutelare la biodiversità sul territorio. Il no ai trattamenti e la corretta gestione dei terreni sta portando anche alla Vallagarina grandi soddisfazioni in termini di richiesta dei prodotti e dei riconoscimenti alla qualità. Che tutti possono constatare degustando quelli proposti alla Casa del Vino.

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Ferragosto e il tempo del...grigio

Giovedì 16 Agosto 2018

Estate, il dopo ferragosto e il vino? Può essere ...grigio. Non per malcapitate situazioni meteo, ma proprio perché questa varietà si presenta al meglio, uva pronta per la vendemmia. Che in Vallagarina si preannuncia quanto mai positiva. Ma che cosa rende il Pinot Grigio così diffuso, amato, assolutamente 'globale'? La sua storia è tra le più affascinanti, per certi versi misteriose, come ben s’addice al mito del buon bere. E’ un discendente del fascinoso Pinot Nero, ma il  ‘Grigio’ ha casualmente intrapreso percorsi diversi, senza rispettare i tempi legati all’evoluzione della viticoltura. Per questioni ancora tutte da chiarire. A partire dalla sua identità, dall’aspetto del grappolo, chicchi rosa scuro, spesso presenti  a ‘macchia di leopardo’, qualche acino chiaro, altri ancora a due colori, ovvero metà del chicco bianca, l’altra faccia più scura. Uve comunque versatili, per vinificazioni diversificate. Anomalia vegetativa che già sul finire del Cinquecento spinse schiere di vignaioli del centro europeo, a cercare di ottenere – con uve surmature di questo strambo vitigno – alcuni vini dolci, da vendere più facilmente di certi vini mediterranei, Malvasie provenienti dal sud Italia o dalle isole greche. Mai domi nel tentativo di produrre vini dolci, altri viticoltori piantano Pinot Grigio sempre più a nord, con risultati a dir poco deludenti… Così, senza clamore, lentamente, le vigne vengono espiantate. Colpite anche dalla cosiddetta ‘piccola glaciazione’ del primo 1700, gelate micidiali, che hanno stravolto il panorama vegetativo di tutta Europa. Ma non tutto è perduto. E si tenta un recupero. Dovuto all’intuito di Johann Seger Ruland, venditore di vino, pure acuto farmacista, esperto in botanica. Che pianta viti di Pinot Grigio vicino casa sua, a Spira, città della Renania-Palatinato, nel bacino del Reno. Attorno al 1720 vendemmia queste uve e inizia a vinificare un vino che – da allora – i tedeschi chiamano con il suo nome: RulaenderPassione e mercato, però, non marciano di pari passo. Le rese non sono elevate, la buccia è grossa, il tenore zuccherino labile. Cambiano anche i gusti dei consumatori di quel periodo, verso vini più corposi, poco stucchevoli. E nel giro di pochi decenni, la produzione di questo vino dal colore ramato, praticamente scompare dai registri di cantina. Sarà Edmund Mach, a metà del 1800, uno dei padri della moderna vitivinicoltura, l’artefice della rinascita del Pinot Grigio. Lo recupera per censire le varietà di vite più diffuse e lo rilancia anche e specialmente dopo gli attacchi di fillossera. Nei registri della Scuola Agraria di San Michele all’Adige – fondata nel 1974 – Edmund Mach annota con dovizia ogni caratteristica del Rulaender. Tecniche di coltivazione e modalità di cantina, ‘per ottenere un vino fresco, beverino, dal curioso, pallido color buccia di cipolla’. Consigli che in pochi decenni hanno attirato l'attenzione di cantinieri, d'imprenditori. Vino però – e questa è una curiosità poco nota – destinato prevalentemente alle aziende piemontesi impegnate nella produzione di vermuth. Proprio così, vino mirato alla quantità, da trasportare verso Cinzano con carri ferroviari, per usi alcolici diversificati. Poi la produzione viene insidiata dalle quantità offerte a prezzi bassi da aziende pugliesi. E tra le Dolomiti si pensa di vinificare il 'grigio' in purezza. Dando il via al successo di questa varietà e  di un vino assolutamente da 'vedere' a Ferragosto. Per assaggiarlo tutto l'anno.

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I Salizzoni, indole contadina, stile suggestivo. Come Castel Beseno.

Martedì 31 Luglio 2018

Protettivo, nella sua magnifica possenza, talmente fascinoso da renderlo pure fortezza del gusto. Coinvolgendo l'areale che si distende ai suoi lati. Castel Beseno è un 'must' per tutto il Trentino, ma per quanti operano al riparo di questo magnifico maniero, assume valenze identitarie. Talmente pregne di significati storici, rurali e di saperi che trasformano i vini della zona in qualcosa di unico. Lo sanno bene i Salizzoni, famiglia verace di vignaioli, una trentina di vendemmie alle spalle, veri custodi delle 'Terre di Beseno', quelle incastonate tra i borghi di Calliano - dove ha sede la cantina - Nomi, fin verso Isera. Impegno e rispetto della tradizione. Con il 'fondatore', Valter, da qualche stagione coadiuvato dal figlio Luca, diploma di enologo e grande spirito innovativo. Vinificano uve di proprietà, pigiate modernamente in un caseggiato che rievoca i fasti di dinastie nobiliari - i Valentini di Calliano - senza mai tralasciare schiette consuetudini di cultura enoica contadina. Tra gli artefici della 'nostra Casa', i Salizzoni propongono una gamma variegata di vini. Con alcune chicche. Sicuramente il Moscato Giallo, dedicato ( non solo nel nome: le uve sono proprio sul pendio ) a Castel Beseno. Ampio e articolato nelle scadenze, succoso e vitale in bocca. Poi il singolare Perlato, da uve pinot grigio, chiamato anche Ruelander ( dal nome di Herr Rueland, tutore ottocentesco sul Reno, di questa varietà di vite allora a rischio d'estinzione) volutamente vinificato per avere nel bicchiere un vino ... perlato, dal colore  leggermente ramato. Immancabile il Traminer aromatico, elegante nei toni di frutta tropicale quanto succoso e fresco al palato. E ancora - ma la gamma dei loro vini è variegata, tutti i 'classici' della Vallagarina, comprende il marzemino, pure uno spumante, del quale parleremo in altra gioviale occasione...- un prototipo della produzione enologica trentina: il San Biagio, pinot bianco in purezza. Vino d'estrema eleganza, ben articolato al palato, che richiama frutta esotica, pure anice ed erbe officinali. Chicche d'orgoglio, in scena questa settimana tra i tavoli della Casa del Vino, vini orgogliosi dell'habitat dove nascono. Forti, prestanti, come la grazia di Castel Beseno. Con la bravura - e la tenacia - di Valter e Luca Salizzoni.

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L'impronta identitaria. Anche nel vino

Lunedì 23 Luglio 2018

Preciso, talmente personale da sfruttare l'impronta di un dito, per indicare senza nessun dubbio l'origine, l'identità stessa del vignaiolo. Marco Tonini è proprio come la sua impronta e i suoi vini rispecchiano il carattere stesso di questo schietto 'cultore del buon bere'. Lo fa in quel di Folaso, frazione collinare d'Isera, coadiuvato dai suoi figli, da Filippo in primis, neo enologo con esperienze di studio in cantine blasonate - Chateau Margaux compreso - e il supporto delle  figlie Anna e Caterina, pure di sua moglie Paola. Famiglia orgogliosa del loro Marzemino, ma decisa ad esplorare il fascinoso mondo delle bollicine. Ecco allora che da qualche vendemmia i Tonini elaborano alcune migliaia di bottiglie di Trento DOC. Uno spumante classico che subito s'è messo in evidenza per carattere e giusta versatilità. Briosità, curiosità. E la voglia di sperimentare, di proporre anche qualche rarità. scaturita dalla personale ricerca spumantistica di Marco Tonini e i suoi cari. Picole perle di saggezza enologica, che i più fortunati possono assaporare rispondendo al calendario di degustazione speciale che la nostra Casa mette in scena. Come la serata di venerdì prossimo, 27 luglio, dove alcune bottiglie - tutte rigorosamente in formato magnum -verranno aperte alla 'volèe', per la gioia dei presenti. Chicche si diceva. Come un Nature 2012, seguito da un Blanc de noir 2015. Senza lasciare da parte l'intrigante Rosè 2013 e - non solo per chiudere - l'esclusivo quanto insolito Trento DOC da sole uve Pinot bianco. Come dire: l'impronta che non si dimentica.

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Schiava:perchè?

Mercoledì 18 Luglio 2018

Il suo nome non è proprio benevolo. Anzi, evoca turbolenze e questioni per nulla legate al buon vino. In realtà il vitigno Schiava - e l'omonimo vino - rappresenta una tappa fondamentale nell'evoluzione della vitivinicoltura mediterranea. Anche in Vallagarina. Storici della vite, studiosi di ampelografia ( la foglia della vite come le nostre impronte della mano ) e tanti curiosi cercano di stabilire l'esatta origine di questo nome. Probabilmente per 'schiava’ s’intendeva una pianta ‘legata ad un sostegno morto’, solitamente un palo, in certi casi però un gelso rigoglioso, all’olmo, talvolta pure un melograno. ‘Schiave’, dunque piante vincolate. Secondo approfondite indagini storiografiche, il termine ‘schiava’ potrebbe derivare da una complicata triangolazione fonetica e da un’altrettanta misteriosa peregrinazione della vite. La Schiava potrebbe essere stata introdotta nel nord Italia da Longobardi e Unni, chissà magari con reminiscenze retiche. Ricerche e analisi dei toponimi  Heunisch o Hunnisch.  Perché vite vincolata ad un palo, dunque vite stanziale. Ed ecco allora la definizione ‘Vernacolus o Vernacius (ovvero: ‘del posto’) parola mutata in tedesco da Vernaccia in Vernatsch. Fonetica e significati enoici. Che mettono sempre e comunque la Schiava tra i vini 'del popolo', il bere dei soldati, il vino generoso. Tante le interpretazioni 'moderne'. In Trentino - e specialmente sulla sponda Destra d'Adige - si vinifica quasi 'in chiaro', per ottenere un vino piuttosto beverino. Ma certo non mancano interpretazioni autorevoli, per una Schiava più corposa, rubiconda, che ricorda il granato, nel colore e nello spesso del frutto. Quali o quale? Basta fermarsi alla nostra Casa. E la curiosità - oltre che la sete... - sarà soddisfatta.




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Aldeno, il rosa d'estate

Mercoledì 18 Luglio 2018

 Meno di un mese e la vendemmia entrerà nel vivo. Con la Cantina di Aldeno impegnata a 'sfogliare' la vigoria delle viti, per raccogliere uve pregne di valori. L'andamento vendemmiale - dopo una certa accelerazione dovuta alle continue bizze piovose - sembra abbia imboccato la giusta consuetudine - ribadisce il direttore Walter Weber, presentando alcune novità che hanno riscosso notevole interesse tra i consumatori più attenti. A partire dai vini che Aldeno garantisce assolutamente vegani, quelli di una speciale selezione che in ogni fase della produzione non sfrutta alcun elemento d'origine animale. Vini innovativi, rispettosi delle convinzioni etiche di un pubblico sempre più accorto. Ma questa storica cooperativa legata in particolare al Merlot - vitigno e vino decisamente 'aldenese' - ha una gamma di prodotti decisamente convincenti. Dal loro Trento DOC ai classici aromatici, con la chicca del Moscato Giallo. Poi l'uvaggio bianco Sanzeno - sapido e coinvolgente - anche se in questo fine luglio il vino-bandiera dell'estate è un Rosato.  Ottenuto da uve teroldego e lagrein, pigiate con delicatezza e massima cura enologica. Che subito si rivela ideale durante il rito dell'aperitivo, nonché come vino in accompagnamento di piatti a base di pesce d'acqua dolce o a pietanze rinfrescanti. Non è però solo di 'pronta beva'. Ha una sua indole strutturale che lo rende versatile, da gustare pure in altre stagioni a divenire.

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Mueller Thurgau vino di montagna? No, anche della Vallagarina

Domenica 1 Luglio 2018

E' il vino bianco che conquista per verticalità, dettata pure dal fatto che questa varietà predilige la montagna, l'alta montagna in particolare. Ma a Cembra, nella Rassegna dedicata a questo vino bianco, si sono distinti pure MT - come in sigla viene chiamato il vitigno messo a punto sul finire del 1800 dallo svizzero Hermann Mueller, natuvo del Cantone Thurgau - si sono nettamente distinte alcune versioni più ... valligiane. Lagarine  e da vigneti sulle colline delll'Adige. Conquistando premi. Tra i 60 MT partecipanti al Concorso, 18 hanno  convinto la giuria a decretarli ' ottimi, da medalia', Tra questi, con orgoglio, anche alcuni MT in degustazione nella 'nostra Casa', vini dei nostri soci. Ecco i leader da Oro: il MT Zeveri  Trentino Superiore DOC di Cavit e la versione sempre di MT di Vigna Rio Romini  Trentino DOC di Vivallis. Due vere chicche, autentiche 'perle' di una viticoltura sempre più accorta, in grado di coniugare la consuetudine lagarina con le sfide impegnative tra vini che affondano le radici nel porfido o i terreni d'alta montagna, davvero su pendii a prova d'equilibrio. Premi a vini di zone a sud della valle del porfido, vini premiati proprio per la loro forte diversità. Data dal carattere dei terreni (basaltici, in qualche modo vulcanici, come i porfirici) e dalle cure dei viticoltori, dei tecnici di campagna e gli enologi, che fanno del MT il vino bianco dell'estate. Da gustare con le variegate proposte della 'Casa d'Isera', per il connubio più sincero con i vini. Se premiati... legame ancora più emozionante.






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Bicchiere da premio

Sabato 23 Giugno 2018

Il design al servizio del vino o - meglio - il vino che rivoluziona lo stile del bicchiere? Interrogativo curioso che trova risposte nell'innovativo calice per vino ideato da Luca Bini, il 'patron' della 'nostra Casa'. Bicchiere ideale per lo spumante classico, con quei sette magici cerchiolini briosi che si sprigionano alla base della coppa. Intuizione geniale, realizzazione altrettanta precisa. E premiata. Ha conquistato il Compasso d'Oro al recente Meeting Design di Milano. Bicchiere 'Sparkle' riconosciuto dalla Giuria come 'innovativo, in grado di enfatizzare al massimo le proprietà organolettiche dello spumante, in particolare il Trento DOC'. Premio alla caparbietà del 'nostro' Luca, bicchiere che da tempo è davvero 'di casa alla Casa', utilizzato per le tante degustazioni enologiche e per i più sinceri brindisi conviviali. Calice bello, bicchiere che sprigiona briosità. Bicchiere mai da riempire. Proprio per carpirne la singolarità, per capire i vini della Casa del Vino, ma pure bicchiere che lascia spazio ad una cosa fondamentale: la fantasia. Quella che ognuno di noi può trovare - rilanciare - degustando in un bicchiere Sparkle qualche sorso di buon vino. Prosit!

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Vini al vaglio della critica enoica

Sabato 16 Giugno 2018

Tante, preziose. pure curiose. E tutte da stappare per essere pronte all'assaggio, previo 'mascheramento'. Stiamo parlando delle migliaia di bottiglie che il Consorzio Vini del Trentino ha raccolto per sottoporre la produzione vitivinicola al 'giudizio' della critica enologica. Con schiere di esperti delle varie 'bibbie' impegnati nelle minuziose degustazioni, tra assaggi e confronti 'alla cieca' finalizzati a stilare giudizi, osservazioni e ambiti riconoscimenti. Massiccia la presenza anche dei vini dei nostri Soci, con la Casa del Vino pronta a rilanciare ulteriori piacevoli confronti, nel pieno rispetto della reciproca autonomia di giudizio o piacevolezza. In attesa della pubblicazione dei risultati e delle valutazioni operate da sommelier che assaggiano nelle varie Commissioni ecco qualche dato. Sul Marzemino, ad esempio. Una quindicina le aziende che hanno presentato i loro 'campioni'. Decise a consolidare la nomea di questo vino simbolo della Vallagarina. Poi altre 'buone nuove'. Con qualche spumante classico appena 'sboccato' da giovani produttori - uno su tutti Giulio Larcher, della Tenuta Maso Corno - ma anche la presenza dell'Enantio di Bongiovanni e le variegate produzioni di cantine sociali disseminate lungo il fiume Adige. Aziende emergenti, aziende storiche. Da Grigolli di Mori  al 'colosso' Cavit, poi via via praticamente tutte le bottiglie dei 'nostri Soci', quelle che si possono assaggiare alla Casa del Vino in una sorta di confronto 'a distanza' con i giudizi del Gambero Rosso piuttosto che Slow Wine, quelli dell'aia o della Guida Veronelli, pure le valutazioni di Vini Buoni, Wine surf o quanto e come giudicherà la produzione trentina il Gruppo Espresso.

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Due giovani della Vallagarina ai vertici Consorzio Vignaioli Trentini

Venerdì 15 Giugno 2018

Giovani, non solo per età, pure per uno spiccato dinamismo e altrettanta determinazione. Il Consorzio Vignaioli del Trentino rinnova le sue cariche sociali e mette in risalto due felici constatazioni: età media del Consiglio appena 33 anni. E una vicepresidente donna: Clementina Balter, gentile quanto caparbia vignaiola di Rovereto, figlia d'arte, Nicola Balter, tra i fondatori della Casa del Vino. Altra presenza della Vallagarina nel consiglio di direzione quella di Marco Grigolli, altro giovane emergente di una 'nostra' azienda agricola, attiva nelle dinamiche della Casa del Vino. Due validi vignaioli che con il presidente Lorenzo Cesconi ( riconfermato, nella foto con Clementina Balter ) formano una squadra di veri 'cultori delle vite'. Giovani che negli ultimi anni hanno trasformato l'Associazione Vignaioli in un combattivo Consorzio, potenziando la struttura operativa - sistemata ad Aldeno - e incrementato le relazioni esterne e di promozione. Adesso l'impegno è rivolto principalmente a stimolare la nascita di nuove aziende vitivinicole, con la figura del 'vigneron' da tutelare e valorizzare. Per coinvolgere non solo la settantina di soci che aderiscono ai Vignaioli, ma anche molte altre attività della filiera enoica trentina.








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Concorso Vini del Sindaco a Canelli. Buona performances lagarina

Domenica 3 Giugno 2018

Tanti, diversi, tutti rappresentativi di una sigola comunità, talmente legati alle origini da essere simboli enologci del comune dove crescono le viti. Ma non solo: sono quelli che cercano di dare gloria nientemeno che ai 'loro' sindaci. Un concorso insolito, splendidamente imbastito dall'Associazione Città del Vino. Quest'anno la dozzina di commissioni d'assaggio sono state ospitate all'Enoteca regionale di Canelli, terra di Moscato d'Asti e di gustosi rossi che lasciano spazio alla blasonata Langa. Tra gli oltre mille e 200 vini in degustazione - suddivisi per Commisioni, tre giorni di serrati confronti - anche una nutrita rappresentaza della Vallagarina. Vini in lizza per il rispettivo Sindaco, per comunicare valori, insegnare sapori.  Numerose le cantine - nazionali, ma anche portoghesi, spagnole, pure dei vigneti verso la Georgia - che hanno aderito all'iniziativa, in particolare proprio quelle della Vallagarina, vini prodotti e accuditi dai nostri soci, la Casa del Vino come primo trampolino di lancio per ulteriori confronti. I risultati? ancora Top secret. Si sapranno tra qualche giorno, ma intanto... grande attenzione a veri campioni enologici in gara per dare lustro a Rovereto, Isera, Mori e Aldeno. Con interpretazioni sempre in primo piano proprio alla 'nostra casa'.

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Rosa, il fascino da condividere

Mercoledì 23 Maggio 2018

Tenue, ma non banale. Pure complesso in quella sua semplice vitalità. Talmente invitante da essere spesso incompreso. Peccato, perchè il rosè è e rimane un gran bel vino. Lo ribadiscono da anni alcuni tra i più autorevoli esperti del buon bere. A partire da Angelo Peretti - con il suo Internetgourmet, sito tra i più amati oltre che autorevoli in campo non solo nazionale - autentico paladino del bere rosa. Poi i cultori dei vini autoctoni interpretati con leggerezza. E altri enocritici che da tempo vogliono scendere ... dal pulpito e predicare il culto gioviale del rosè. Ecco allora anche Stefania Vinciguerra, 'colonna' della Guida Essenziale e tra gli autori di punta di Doctor wine - da dove abbiano catturato una emblematica immagine riferita ad una sua degustazione di vini rosasti  - che spiega il perchè di certi scriteriati attacchi a questo tipo di vino, ad una certas sortsa di maledizione che li accompagna. Suscitando assurde inconprensioni e reciproche diffidenze anche tra i consumatori più accorti. Per una vino gentile sotto tutti i profili: olfattivi e gustativi, che lo rendono vino ideale per abbinamenti gustosi, accompagnando pietanze prevalentemente primaverili. Poi il fascino del rosa diventa ancora più intrigante con lo spumante classico. Ridando slancio all'indole delle bollicine classiche, quel Trento Doc che nulla ha da invidiare con le blasonate bollicine d'Oltralpe. Champagne che fino al XVII secolo erano prevalentemente rosè, vini messi a rifermentare in bottiglia pesante a partire dal 1668, anno di fabbricazione della prima bottiglia di vetro in grado di 'resistere' alla briosità del vinco che conteneva. Ma torniamo in Vallagarina. I rosati di questa zona hanno la grazia mediterranea abbinata alla forza montanara, il Garda che sprona sul clima, la maestria dei vignaioli e dei cantinieri che rendono particolarmente invitanti questi vini dal colore tenue. Vini che nulla hanno da invidiare - in entrambe le versioni, fermi o mossi che siano - con certe omologhe interpretazioni francesi, della Provenza in primis. Perchè elaborati con cura, prodotti per un mirato consumo, proposti proprio per il piacere di un bere spensierato, ma mai complicato. Gioioso, immediato, convincente, Proprio come le sfumature del rosa.



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Casa del Vino, sulla Strada del Giro

Martedì 22 Maggio 2018

'Scacco al tempo' è il titolo del docufim su Francesco Moser, motto che ben s'addice anche alla prova a cronometro della tappa trentina di questo Giro d'Italia. La Corsa Rosa lungo la Destra Adige, tra Trento e Rovereto, collegando idealmente tutte le 'nostre cantine' e le aziende del buon gusto legate alla 'Casa d'Isera'. Tappa veloce, per indomiti crono, corsa che poteva essere un simbolico legame tra i campioni del pedale e il Marzemino oppure legare l'alta velocità sulle due ruote alla briosità del Trento Doc. Corsa comunque che ha messo in primo piano i valori ambientali della Vallagarina. I tanti e variegati prodotti a corollario della 'carovana'. Ecco allora che la curiosità dei tifosi, di quelli che avranno visto sulle TV le immagini della corsa, è stata indirizzata al meglio. A capire il perchè la Vallagarina è terra enoica. I vini abbinati alle produzioni agroalimentari, la potenza del gusto in sintonia con la grinta dei ciclisti. Tante le occasioni di degustazione che hanno coinvolto altrettanti giornalisti accreditati al Giro. Tra questi anche alcuni radiocronisti della Rai, che hanno fatto tappa proprio alla 'nostra casa'.  Sosta enologica, momento di relax, approfittando pure della giornata di riposo inserita nel calendario della kermesse più amata del ciclismo europeo. Così alla CdV si sono ritrovati storici giornalisti del ciclismo con la 'nouvelle vague' dei radiocronisti - su tutti Manuel Codignoni, già volto della TGR di Trento e ora voce emergente di Radio 1 - per  ribadire legami di vino e di vite 'pedalate'. Per puntare a nuovi traguardi. Oltre la linea d'arrivo. Spostando il cuore per mete che liberano...sogni.

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San Leonardo e Sassicaia : la Vallagarina a Bolgheri

Martedì 15 Maggio 2018

Condividere esperienze per consolidare sogni. Confrontandosi e stimolando territori per certi versi lontani a proseguire nelle rispettive azioni qualitative. Senza timore. Ecco allora che la Vallagarina visita la blasonata Bolgheri e consolida legami d'amicizia tra due assoluti Maestri del Vino: due Marchesi, Carlo Guerrieri Gonzaga e Nicolò Incisa della Rocchetta, vale a dire il blasonato San Leonardo e l'altrettanto assoluto Sassicaia. Borghetto d'Avio in trasferta a San Guido, tra i cipressi tanto cari al Carducci. Un legame che ha solide basi. Perché l'allora giovane Carlo Guerrieri Gonzaga - fresco di studi nel Lycèe Agricole di Losanna - partecipò in prima persona alla nascita del Sassicaia. Un vino scaturito dal sogno del marchese Mario Incisa della Rocchetta nel Dopoguerra, ma attuato solo sul finire dei Sessanta, proprio grazie all'apporto enologico del marchese del San Leonardo. Che introdusse una delle prime presse pneumatiche, usò piccole botti di legno francese, ne fece costruire anche in Italia. Dando il via al Mito Sassicaia successivamente applicando stile e modalità anche in Vallagarina, nella sua Tenuta San Leonardo. Per rinsaldare queste esperienze, nei giorni scorsi, tutto lo staff del San Leonardo ha fatto visita a San Guido, nei poderi maremmani dove nasce il Sassicaia. Accolti dal marchese Nicolò, figlio del fondatore Mario Incisa, per una visita - ed esclusiva degustazione - assolutamente memorabile. Ricorsi, storie di vendemmie, vicende eroiche. Due vini che in comune hanno tante vicende, pure premi e giudizi da parte della critica enologica internazionale. Esperienze di viti e di vita. Che i due Maestri hanno condiviso davanti al vino, per una sosta decisamente emozionante. Memorabile. In tutto. Specialmente per lo staff che opera a Borghetto, deciso a valorizzare ulteriormente non solo la sua produzione, ma quella di tutta la Vallagarina.




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Alpini e vini. La rima è Revì Trento DOC

Martedì 15 Maggio 2018

L'adunata dei record, Penne Nere per una kermesse che ha visto Trento - e tutta la provincia - letteralmente invasa dal pacifico, festoso 'popolo degli Alpini'. Con almeno mezzo milione di persone stipate lungo le vie di un corteo che ha marciato per quasi 12 ore. Tra canti e immancabili brindisi. Non solo di birra e vini nostrani, ma anche salutari prosit in sintonia con la rima che coniuga 'vino con alpino'. Tra le etichette più singolari anche quella che la Casa delVino custodisce ora come tributo agli Alpini. Un Trento DOC della dinamica azienda REvì, griffe emergente, 'maison' di Aldeno, con un giovane titolare, Giacomo Malfer. Spumante classico letteralmente andato a ruba tra le Penne Nere più esigenti. Brindisi collettivi, camerateschi - stando allo stile dei commilitoni - ma anche sorsi di piacere per diffondere una giusta cultura conviviale, il ruolo degli Alpini nell'emergenza, pure per ribadire una cultura di pace, contro ogni guerra. Ecco allora questo 'vino del ricordo'. Cimelio da conservare almeno fino alla prossima 92esima adunata, in calendario nel 2019 a Milano. Brindando con questo Trento DOC autenticamente ...alpino.



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Vini vulcanici ? A Isera li trovi

Martedì 15 Maggio 2018

I vini di tendenza? Saranno vulcanici. Proprio così. Vini che hanno la loro forza in terreni di ataviche esplosioni vulcaniche, sedimentazioni prioritarie per imprimere alle colture viticole caratteri unici, indelebili appunto vulcaniche. Zone vitate sparpagliate in tutto il mondo, in Italia in particolare. Con alcune specificità dolomitiche, dalla Valle di Cembra - con il suo porfido inconfondibile -fino alla Vallagarina, Isera su tuti. Perché i terreni basaltici sono quelli che consentono la miglior evoluzione a vitigni stanziali come il Marzemino. Lo hanno più volte evidenziato tutta una serie di degustazioni, ma anche confronti agronomici e pure l'iter de 'La Vigna eccellente', la prestigiosa manifestazione - unica nel suo genere tra le iniziative enoculturali -promossa proprio dal Comune d'Isera. Terreni vulcanici che sono in grado di raccontare i rispettivi territori. Dove coltura è in sintonia con natura, dove quanti coltivano la vite lo fanno con fatica e altrettanta passione. Con vulcaniche intuizioni. Recuperando proprio la singolarità dei siti vulcanici. Da quelli più evidenti - l'Etna, poi le zone attorno il Vesuvio, ma anche Soave e i Colli Euganei - fino a 'recuperare' giacimenti prioritari ai più sconosciuti. Con riscontri a dir poco entusiasmanti. I vini da suoli generati dai vulcani risultano più complessi. in grado di sfidare il tempo, pregni di carattere e - lo hanno ribadito i massimi esperti internazionali riuniti al  Castello di Lispida, sui Colli Euganei -pronti a soddisfare le esigenze di un pubblico attento e davvero incuriosito. Al punto che America, Canada e Inghilterra stanno chiedendo Vulcanwines. Un modo per valorizzare anche produzioni assolutamente mirate e tra queste quelle che hanno radici in Vallagarina. Marzemino vulcanico? Lui come altri vitigni che crescono su terreni lagarini basaltici. Sicuramente e con sfumature tutte da ri-scoprire. Basta aver voglia di assaggiare quelli che la nostra Casa del Vino mette a disposizione. Per esplosioni di piacere.







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Pergole, un 'nostro' Pinot bianco a Spatium Pinot blanc

Sabato 5 Maggio 2018

Vino e vitigno hanno medesimo nome, per interpretare al meglio il carattere di una varietà a bacca bianca scaturita da una mutazione genetica di grappoli neri: è il Pinot bianco. Produzione mirata, blasone insidiato sia dal 'padre', quel Pinot nero che lo ha in qualche modo generato, ma pure ingiustamente bistrattato dai suoi fratelli, anzitutto il 'Grigio', pure dal classico Chardonnay. Nei giorni scorsi Appiano ha ospitato la rassegna biennale Spatium Pinot blanc, mettendo in degustazione ben 169 vini diversi, provenienti da mezza Europa. Pochi, pochissimi i rappresentanti trentini: appena quattro. Tra questi - in bella evidenza - il Pergole, ottima interpretazione curata dal Mastro Vignaiolo Marco Manica, da anni artefice dei successi della sua azienda familiare, la Longariva, vigneti tra Borgo Sacco e le colline che portano sul Baldo. Pergole è un archetipo di Pinot bianco autenticamente lagarino. Vinificato con la consueta cura che caratteriza i Manica, si presenta con un  convincente color giallo paglierino brillante, con note di frutta esotica e nuances di sentori di rosa, pure di gelsomino. Ha squisita struttura gustativa, elegante nella sua agile salinità. Un vino che recupera tante esperienze, pure la sua fama, in quanto tra i pochissimi vini bianchi del Trentino - nei primi Anni '00 - premiati con i Tre Bicchieri dal Gambero Rosso.

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Prezzi e qualità: i vini della sincerità

Mercoledì 2 Maggio 2018

Il prezzo e la qualità, rapporto ostico, spesso proposto per puntare a facili promozioni commerciali. In realtà può essere il giusto equilibrio per una sosta enogastronomica mirata alla spontaneità del buon bere. Quello che non deve far quadrare i conti esosi, magari da ostentare, per vantarsi o accusare di scarsa professionalità vignaioli, cantinieri e sopratutto osti e venditori. Per gustare vini di squisita fattura non è necessario dar fondo al portafogli o squagliare la carta di credito. Lasciando spazio a certe chicche, assolutamente 'inimitabili' e quindi giustamente top di gamma e dunque con prezzi altrettanto impegnativi. Vini blasonati, vini fuoriclasse, certamente rappresentativi, riservati - è il caso di ribadirlo - a fasce di consumatori decisamente esigenti. In tutti i sensi. Altrettanto importante è avere a disposizione una variegata gamma di vini in grado di coniugare valori qualitativi a prezzi per così dire 'umani'. Alla Casa del Vino è facile capire le differenze di valori, le sfumature dei piaceri, le peculiarità dei vini che scandiscono il rapporto prezzo/qualità. Tutto lo straff,  i Soci stessi, sono impegnati nel coinvolgere l'affezionata clientela, pure l'avventore casuale, in un piacevole momento di degustazione, per un comportamento legato ad un consumo spontaneo e più consapevole del vino. Con grande attenzione all'autorevolezza del produttore, alla sua genialità, pure all'immediatezza dei suoi vini. Proprio per dimostrare tutto il vaore del rapporto prezzo/qualità. Proposte per soddisfare anzitutto la curiosità di quanti chiedono un vino autenticamente 'lagarino'. Specialmente quelli più attenti e 'in rete', connessi con la contemporaneità delle idee; l'uso di Internet e dei 'social' per spaziare in ogni settore. Scegliere vino per capirlo, berlo per stimolare buoni pensieri, gustarlo per condividere piacevolezze, senza l'assillo del prezzo. Che può essere impegnativo solo dopo una giusta 'educazione al bere', senza imposizioni o forzature. Queste, spesso, dettate da false aspettative, schemi d'appartenenza che nelle ultime stagioni hanno radicalmente stravolto il modo d'intendere il buon vino. Rendendolo feticcio, etichetta o logo di culto molto distante dalla quotidianeità, vino che non evoca il piacere della conoscenza, di berlo condividendolo, in momenti d'assoluta 'normalità'. Vini giusti, rispettosi del blasone di certe aziende, che riconoscono il fascino dei 'top', quelli della 'qualità totale, a qualunque costo'. Ecco perchè la sincerità è alla base di come - alla Casa del Vino - si applichi un giusto rapporto prezzo/qualità. Perchè il vino deve essere anzitutto un piacere contemporaneo e alla portata di tutti.






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Rosè, il fascino della variabilità

Mercoledì 2 Maggio 2018

Le stagioni non contano, anzi: sono assolutamente intercambiabili per i vini rosè. Non è una forzatura legata alla promozione di questa tipologia di produzioni enologiche. E' piuttosto la constatazione del crescente consumo e interesse legati a suadenti 'rosati'. Vini tutt'altro che minoritari e per nulla da annoverare tra i semplici. Vini comunque che molti estimatori non annoverano - ingiustamente - tra i protagonisti del buon bere. E pensare che recenti indagini di mercato stimano una crescita costante nei consumi di rosè, un trend proiettato fin oltre il 2021. Quali i riscontri alla Casa del Vino? Più che incoraggianti. Con una quindicina di variazioni in rosa, vini che si prestano a tutta una serie d'abbinamenti gastronomici, pure per schietti aperitivi. Talmente variegati da essere convincenti per ogni occasione. Oltre che in ogni stagione... Versioni 'in rosa' di vitigni a bacca scura, poi messi in bottiglia rispettandone l'indole, sia essa pacata o spumeggiante. Ecco aqllora le versioni di 'ramati' da uve originarie di Pinot grigio, i rosè forse più accattivanti, per impronta e per sapidità. Ma certo non mancano le versioni 'gentili' ottenute dal vitigno Schiava, per non parlare di alcune chicche, vanto proprio della Casa del Vino. Come l'Enantio vinificato in rosa ( proposto da Maso Roveri ) oppure dal singolare rosè che sfrutta la potenza di Cabernet e Merlot per essere successivamente 'salassato', vale a dire reso più gentile e trasparente con una naturale pratica enologica, tecnica frutto di una sapiente cultura contadina applicata da Bruno Grigolli e la sua competente famiglia vignaiola. Poi le tante versioni di Trento Doc Rosè, proposto dai diversi Nostri Soci. Uno merita doverosa citazione: quello di Lucia Letrari, il +4, uno spumante classico color rosa tenue che ha conquistato pure i Tre Bicchieri del Gambero Rosso. Rosati semplici e pure autorevoli. Perchè informali, ma mai banali. Sicuramente piacevoli. Pure per certi austeri 'rossisti'. Basta lasciarsi conquistare dal fascino discreto del rosa pallido.



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Isera, esempio di Città del Vino

Mercoledì 2 Maggio 2018

I vini della Vallagarina e il ruolo delle Città del Vino. Un rapporto sinergico e che nei giorni scorsi ha tenuto banco in Sicilia, a Noto, la splendida 'capitale del Barocco' per la Conventium dell'Associazione che rappresenta le migliori espressioni culturali legate al vino. Tra i delegati e ambasciatori, anche una delegazione d'Isera, esponenti legati alla comunità locale, con incarichi già nell'amministrazione comunale - Carlo Rossi, ex sindaco - e Franco Nicolodi, attuale  assessore della giunta in carica. Un convivio per unire le varie realtà enologiche, ma anche per spronare le zone viticole a promuovere al meglio la cultura del vino. Ecco allora la Vallagarina - e la Casa del Vino - citate come esempio tangibile di giusta promozione del buon bere. Lo ha ribadito la Prof.ssa Magda Antonioli Corigliano, docente all'Università Bocconi di Milano, nella sua relazione conclusiva della Conventim. Il vino è una locomotiva di valori, di cultura, ma spesso non viene capito, neppure dai diretti interessati, vale a dire produttori locali o strutture di promozione.Il vino paga l'ostentazione mediatica della cucina, del food in genere, pure della concorrenza di altre bevande, birra su tutte. Ecco perchè le varie Città del Vino dovrebbero intervenire in maniera più mirata, precisa. Tra queste ci sono degli esempi eclatanti, assolutamente da imitare. Isera è tra queste' - ribadisce l'autorevole docente universitaria, nel corso di una lunga intervista alla Rai. Poi spiega l'urgenza di coinvolgere i 'millenials', i giovani, quelli che devono ancora imparare a bere. Educandoli ad un consumo responsabile, ma anche aiutandoli a scoprire le piacevolezze del vino. Senza abusi, solo per la gioia della convivialità. Quella che da tempo si 'assapora' nelle nostre sale enoiche d'Isera.

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Vinitaly, non solo vino...

Martedì 24 Aprile 2018

Una sarabanda di sensazioni vinose, in una kermesse dove tutto parla di vino. Con numeri impressionanti: per la ressa ( quasi 130 mila presenze) e un parterre di ben 4 mila 400 aziende espositrici. Stand visitati da operatori e curiosi provenienti da 143 Paesi, per 'assaggiare' 15mila 100 vini nella sterminata 'lista' messa a disposizione da Verona Fiere. Edizione finita in archivio tra sperticati elogi. Scarsissime, le critiche. Dettate solo da certi malintesi sulla viabilità. Poi, tanti elogi. 'La miglior edizione degli ultimi 5 anni'. E ancora: professionalità e folklore, ma in giusto equilibrio. Al punto che Verona tiene banco pure nei confronti di ProWein. Come dire: gli operatori remano ancora lungo la corrente dell'Adige e non verso la potenza del Reno. Tutto questo perchè a Verona non è stato solo un tourbillon di vino. C'è stato il tripudio dell'EVO, vale a dire l'olio extravergine d'oliva, ma anche le macchine enologiche e certe specialità agroalimentari. Senza tralasciare la grappa e gli alcolici 'spiritosi'. Proprio così. Nei resoconti della stampa specializzata spesso si tralascia (ingiustamente) un comparto importante della filiera dell'uva: quello dell'arte distillatoria. Grappa e acquavite, con tutte le sfumature di questo 'piacevole peccato alcolico'. Il Trentino, ha giocato sicuramente una carta importantissima. Presentando nel Padiglione 2 le sue storiche distillerie, senza alcun timore nei confronti di marchi o blasone ostentato da aziende esclusivamente vitivinicole. E i riscontri - assolutamente positivi - non si sono fatti attendere. Lo ribadisce Stefano Marzadro, mastro distillatore, oltre che Presidente della Casa del Vino. ' La grappa a Verona s'è ripresa il suo giusto spazio. E' stato un susseguirsi di operatori che vogliono avvicinarsi a questo distillato mirando solo all'altissima qualità. Senza timori legati al grado alcolico. Solo godibili pause di piacevolezza.' Questo per ribadire (ulteriormente ) come l'arte della distillazione diventa sapienza. Quella di coloro che ancora sono legati ai riti autentici della campagna, al ciclo della vite, che in Vallagarina scandisce il ritmo stesso della vita più che in altri luoghi. Con la grappa in continua evoluzione, proprio come la cultura rurale. Rinnovare per cambiare, senza nulla stravolgere, rispettando il sincero significato della distillazione, che narra storie di vita montanara, così come stagioni di quiete, il riposo dopo la vendemmia. Grappa, da presentare ad un pubblico sempre più convinto e attento. Anche tra il 'marasma enoico' del Vinitaly.

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Tendenze enoiche

Lunedì 23 Aprile 2018

Bere meno, ma sicuramente bere meglio. Slogan che negli ultini anni ha fatto scuola, avvicinando schiere di consumatori, specialmente i giovani, i 'millenials', chiamati a gustare il vino per stimolare giusti pensieri. Con percorsi di 'educazione sensoriale' che hanno visto pure la nostra Casa del Vino mobilitata a organizzare una miriade di eventi, di scambi enologici, di stuzzichevoli occasioni coinviviali. Valorizzando i vini dei soci e non solo. Impostando proposte mirate a rendere i vini della Vallagarina contemporaneamente unici e altrettanto popolari. Rivolgendosi ai consumatori più curiosi, in sintonia con i valori della cultura enologica, quelli che degustano con attenzione e sorseggiano rimanendo connessi con le idee e le tendenze suggerite da Internet e dai vari 'social'. Quelli - per dirla con uno dei fondatori di Slow Food, Giacomo Mojoli - che cercano un vino non solo buono da bere, ma pure per pensare. Coinvolgendo nell'approccio al vino quanti voglio imparare a berlo, divertendosi pure, senza contorte enunciazioni organolettiche. Gustare vini che non devono essere complicati, nonostante abbiano una complessità invidiabile. Ecco perchè anche noi della Casa del Vino vogliamo stimolare al dibattito - senza alcuna ingerenza -  gli ospiti più attenti. Convinti che possiamo educare non solo a bere meglio ma - insieme - anche a ...starbere.

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Quando il Marzemino vince in trasferta

Venerdì 20 Aprile 2018

Il Marzemino che non t'aspetti. O meglio: il Marzemino d'Isera che rende onore pure alla Piana Rotaliana e viceversa. E' il risultato del recente Concorso ENOtecnico valorizzazione VINIterritorio, indetto dalla Fondazione Edmund Mach col patrocinio dei Comuni di San Michele all'Adige, Mezzolombardo e Mezzocorona, col supporto delle sezioni Assoenologi di Trentino ed Alto Adige-Südtirol. Centoundici etichette in gara, 55 cantine della regione Trentino Alto Adige-Südtirol, quattro tipologie di vino ovvero Teroldego, Marzemino, Traminer aromatico e Gewürztraminer, tre commissioni e una trentina di esperti tra enologi, enotecnici, sommelier e giornalisti del settore. Un concorso enologico vero e proprio, autorizzato dal Ministero delle politiche agricole ed economiche, che valorizza i vitigni del territorio. Dopo due giorni di meditate degustazioni, confronti e dibattiti tra addetti ai lavori e gli stessi studenti della prestigiosa Scuola, sono stati resi noti i verdetti. Con la piacevole sorpresa per un Trentino Superiore Marzemino '16 selezionato nella zona DOC da una nota cantina 'teroldeghista', la Mezzacorona. Come dire: Isera non teme confini. Dimostra tutto il suo legame territoiriale e 'conquista' il primo premio in trasferta. Singolarità a parte, le cantine storiche della Vallagarina certo non hanno sfigurato, anzi. Perchè al secondo posto - nella categoria 'Marzemino giovane' - troviamo Vivallis con il Ziresi '16 , davanti all'emergente Mas'Est Marzemino '17 di Bossi Fedrigotti, proposto da Masi Agricola. Dominio d'Isera, poi, nella categoria riservata a Marzemino annate 2014- 2015. Con il podio riservato alla Cantina di Isera, salita sul gradino più alto con il Corè '15 e sempre sul podio, al terzo posto, con il classico Etichetta Verde '15. Ottima performance pure per la Cantina Sociale Mori Colli Zugna, seconda grazie al suo Marzemino Terra di San Mauro '15. Plateale e scenografica la premiazione, a Vinitaly, con un 'parterre' di enologi ai vertici del settore. Tutti ad onorare i vini del territorio, con il Marzemino ancora una volta assoluto interprete della Vallagarina più identitaria.

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Tra i 107 italiani al top

Giovedì 19 Aprile 2018

I magnifici 107 e tra questi solo due sono aziende vitivinicole del Trentino. E' la rigida selezione di Wine Spectator, la più autorevole rivista del vino al mondo, una 'bibbia' stelle a strisce, l'America che influenza il mercato enoico e che per Opera Wine ha dato il via al recente Vinitaly. Due sole cantine trentine, una delle quali vanto della Vallagarina e tra i soci fondatori della 'nostra casa d'Isera'. Siamo parlando della Tenuta San Leonardo, vanto dei Marchesi Guerrieri Gonzaga, cantina che Wine Spectator mette sul podio congiuntamente al Giulio Ferrari, il Trento DOC della 'maison' della famiglia Lunelli. Due soli vini, il San Leonardo e appunto lo spumante classico marchiato Ferrari. Così tra le sale della Gran Guardia, nello storico Palazzo di Piazza Brà a Verona, una foltissima delegazione della stampa internazionale ha potuto degustare una delle più rinomate vinificazioni della Vallagarina. Quel San Leonardo che continua a mietere successi e a stabilire l'assoluta evoluzione della cultura del buon vino. Una 'mission' che la Casa del Vino porta avanti con entusiasmo e altrettanta dedizione. Orgogliosa di annoverare tra i 'suoi vini' anche quello riconosciuto tra i 107 italiani assolutamente d'alta gamma. Opera Wine da qualche anno è la vetrina più esclusiva del buon bere italiano. Talmente selettiva che nell'elenco stentano a trovare posto vini di stampo internazionale che hanno fatto - e cercano di farla ancora ... - la storia del gusto, certi Barolo o Chianti unanimamente ritenuti eccellenti. Ecco perchè la presenza di San Leonardo e Ferrari - affiancati dall'unica azienda sudtirolese, quella di Elena Walch - è uno sprone a tutto il comparto locale - della Vallagarina in primis - a confrontarsi e a competere con la qualità più autorevole. E ( non per ultimo ) una bella soddisfazione per tutti i nostri Soci, pure l'invito alla nostra affezionata Clientela, a degustare ... l'altrettanto 'nostro San Leonardo'.

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Vinitaly 18 - Le aspettative e il relax

Martedì 10 Aprile 2018

È l'appuntamento imperdibile per ogni appassionato del buon vino. Kermesse alle porte, il via nel prossimo fine settimana a Verona Fiere. Richiama il pubblico delle grandi occasioni, trasformandosi in summit commerciale e altrettanta festa popolare. Infinite degustazioni, il tourbillon di bicchieri, il confronto, giudizi e curiosità. E ancora: promozione, export, tecnologia enologica. Vinitaly è tutto questo ed altro ancora. Anche per ambiti enologici limitrofi Verona, Casa del Vino d'Isera compresa. Perché nei 'fuori Vinitaly' - nelle serate a stand fieristici chiusi - la convivialità prende il sopravvento sul 'businness' e il vino rimane il perno per primi riscontri o per prossime iniziative. Con quali aspettative? 'Noi vogliamo portare a Verona una Vallagarina orgogliosa della sua variegata diversità enologica. Fatta di tante interpretazioni e d'altrettanta collegialità. Specialmente quella che noi Soci della Casa del Vino portiamo avanti con grande entusiasmo. Nella massima reciproca autonomia aziendale.' Stefano Marzadro, Presidente della Casa del Vino della Vallagarina, spiega così la presenza a Vinitaly. Tante le iniziative delle singole aziende lagarine, con numerose sorprese e la proposta delle vinificazioni più recenti, i vini dell'ultima vendemmia, appena imbottigliati o quelli che affrontano il giudizio dopo un rigoroso affinamento in bottiglia. Autorevolezza e sincerità, i cardini alla base dei variegati prodotti che le aziende della Casa del Vino presenteranno a Vinitaly. Contemporaneamente ad Isera, la Casa diventerà tappa intermedia con Verona, accogliendo operatori provenienti prevalentemente da nord, felici non solo per il relax dell'ospitalità, ma pure stimolati a scoprire alcune chicche, nuovi vini debuttanti, presentati agli ospiti - davvero in anteprima - sui tavoli, dallo staff della Casa, sotto la regia di Luca Bini. E le sorprese, piacevoli, certo non mancheranno. Ne riparleremo, per salvaguardare intatto il fascino della novità.

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Vini e l'abbinamento cromatico

Lunedì 9 Aprile 2018

Cibo e vino, quale abbinamento? È il cruccio di ogni commensale e l'interrogativo di osti, ristoratori, pure quesito irrisolto di tanti cantinieri, vignaioli o semplici avventori. Altrettanto variegate le teorie e tecniche di degustazione, alla base di corsi per sommelier, citazioni di enologia, pensieri talvolta filosofici, suggerimenti per stile di vita, per rispettare o trasgredire concetti legati al gusto, all'uso o divieto di pietanze con ingredienti più o meno in contrasto tra loro. Dunque, che fare? I tradizionalisti rispettano tempi e modi con una gestualità che sfiora il rito: lo spumante come vino d'apertura, il bianco per la gentilezza dei primi piatti, scandendo le successive fasi del pasto con qualche rosso blasonato e - chiudendo con un passito. Ma le regole, nella formazione del gusto, possono essere anche stravolte, proprio perché ... il gusto non si discute. Ecco allora qualche disgressione per certi versi provocatoria. Come quella di abbinare le portate del cibo a vini scelti prevalentemente in base al loro aspetto cromatico. Tra i più convinti promotori di questa 'nuova filosofia gustativa' troviamo Daniele Cernilli, storico critico del vino, fondatore del Gambero Rosso e autorevole direttore di Doctor Wine. Che suggerisce un metodo basato su pochissime regole, molto semplici e intuitive, con le quali stabilire il giusto accostamento tra vini e pietanze. Una proposta che non ha alcuna pretesa di essere assoluta e infallibile. Anzi: si basa sulla personale percezione dell'armonia cromatica. Ecco allora il suggerimento di accostare dei cibi di colore bianco - dal pesce ai formaggi freschi, pure risotto o carni chiare - a vini da uve di vitigni a bacca bianca. Per rimanere tra le Dolomiti, scegliere un Nosiola o Traminer, senza dimenticare certi Riesling o il curioso Incrocio Manzoni. Poi, nella consecutio del pasto, sorseggiare Marzemino con pasta con sughi corroboranti a base di pomodoro, per optare su Merlot o Cabernet con piatti di carne rossa, magari preparati rispettando ricette tradizionali - goulash, polenta e coniglio compresi. Se invece amate le fritture, ecco i Trentodoc, magari da uve pinot nero e dunque vini leggermente rosati. Per tornare a provare un classico Trentodoc con qualche freschissima 'Tosèla' o formaggi di tonica caserazione, mozzarella su tutti. Poi, un susseguirsi di stimoli, cromatici oltre che risultato di tecniche di cotture, lunghe brasature, focosi arrosti. Da unire con vini d'annata, decisamente austeri. Ma senza tralasciare l'immediatezza per certe Schiave, da accostare a merende a base di salumi, pure a pesci marinati. Impossibile non citare le delizie dolciarie, 'intriganti e intrigate' con vini da uve vendemmiate tardivamente o fatte riposare il più a lungo possibile. Vini cosidetti 'da meditazione', dorati nel colore e dunque in piena sintonia (cromatica) con formaggi stagionati o dall'aspetto altrettanto austero. Daniele Cernilli non ha dubbi. Se il cromatismo impera e domina la scena, è molto più facile intuire la composizione del piatto, se l'unto o l'acido sono predominanti o altre variabili strutturali. Dunque, abbinare con grazia e timbro cromatico. Provare per credere.



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Qui si beve vino

Venerdì 6 Aprile 2018

Qui si beve...vino. È una subitanea definizione estrapolata dal linguaggio Futurista, quando nei primi mesi del 1931 l'avanguardia artistica dell'epoca stimolava a cambiare radicalmente certi approcci enogastronomici. Sostituire la pastasciutta con il riso, abolire l'uso della forchetta e 'italianizzare' le definizioni d'origine anglofona, a partire dalla parola 'bar': indicato proprio come 'qui si beve'. Alla Casa del Vino - senza scomodare i Futuristi e tra questi il 'vicino' Fortunato Depero - la definizione calza perfettamente. E con rinnovata intraprendenza. Perché è il vino che scandisce ogni iniziativa. Per coinvolgere, per educare, ma sicuramente per degustazioni che vanno oltre l'immediatezza o la piacevolezza del momento. Qui il vino non è solo assolutamente buono da bere, ma è pure stimolo per buoni pensieri. Quelli che scaturiscono da meditati sorsi, da giusti abbinamenti, tra stimoli sensoriali proposti in accostamento a pietanze autenticamente 'lagarine'. Con il vino protagonista. Ecco, come primo 'assaggio' per questo nuovo BLOG che state vedendo, il '#quisibevevino' vuole diventare un filo conduttore per avvicinare ai valori enosensoriali - più semplici, immediati, ma non per questo meno fascinosi - quanti frequentano la 'Casa d'Isera' o la seguono sul web. Vino e tutto quanto è legato alla cultura della vite. Intesa come stimolo di vita, nelle mirate strategie produttive delle aziende enoiche che animano la Casa. Decisi pure a 'parlare di vino' per meglio capirsi e per informare al meglio l'affezionato pubblico che frequenta ( magari ancora solo virtualmente ) la Casa del Vino della Vallagarina.

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