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Vinitaly 18 - Le aspettative e il relax

Martedì 10 Aprile 2018

È l'appuntamento imperdibile per ogni appassionato del buon vino. Kermesse alle porte, il via nel prossimo fine settimana a Verona Fiere. Richiama il pubblico delle grandi occasioni, trasformandosi in summit commerciale e altrettanta festa popolare. Infinite degustazioni, il tourbillon di bicchieri, il confronto, giudizi e curiosità. E ancora: promozione, export, tecnologia enologica. Vinitaly è tutto questo ed altro ancora. Anche per ambiti enologici limitrofi Verona, Casa del Vino d'Isera compresa. Perché nei 'fuori Vinitaly' - nelle serate a stand fieristici chiusi - la convivialità prende il sopravvento sul 'businness' e il vino rimane il perno per primi riscontri o per prossime iniziative. Con quali aspettative? 'Noi vogliamo portare a Verona una Vallagarina orgogliosa della sua variegata diversità enologica. Fatta di tante interpretazioni e d'altrettanta collegialità. Specialmente quella che noi Soci della Casa del Vino portiamo avanti con grande entusiasmo. Nella massima reciproca autonomia aziendale.' Stefano Marzadro, Presidente della Casa del Vino della Vallagarina, spiega così la presenza a Vinitaly. Tante le iniziative delle singole aziende lagarine, con numerose sorprese e la proposta delle vinificazioni più recenti, i vini dell'ultima vendemmia, appena imbottigliati o quelli che affrontano il giudizio dopo un rigoroso affinamento in bottiglia. Autorevolezza e sincerità, i cardini alla base dei variegati prodotti che le aziende della Casa del Vino presenteranno a Vinitaly. Contemporaneamente ad Isera, la Casa diventerà tappa intermedia con Verona, accogliendo operatori provenienti prevalentemente da nord, felici non solo per il relax dell'ospitalità, ma pure stimolati a scoprire alcune chicche, nuovi vini debuttanti, presentati agli ospiti - davvero in anteprima - sui tavoli, dallo staff della Casa, sotto la regia di Luca Bini. E le sorprese, piacevoli, certo non mancheranno. Ne riparleremo, per salvaguardare intatto il fascino della novità.

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Vini e l'abbinamento cromatico

Lunedì 9 Aprile 2018

Cibo e vino, quale abbinamento? È il cruccio di ogni commensale e l'interrogativo di osti, ristoratori, pure quesito irrisolto di tanti cantinieri, vignaioli o semplici avventori. Altrettanto variegate le teorie e tecniche di degustazione, alla base di corsi per sommelier, citazioni di enologia, pensieri talvolta filosofici, suggerimenti per stile di vita, per rispettare o trasgredire concetti legati al gusto, all'uso o divieto di pietanze con ingredienti più o meno in contrasto tra loro. Dunque, che fare? I tradizionalisti rispettano tempi e modi con una gestualità che sfiora il rito: lo spumante come vino d'apertura, il bianco per la gentilezza dei primi piatti, scandendo le successive fasi del pasto con qualche rosso blasonato e - chiudendo con un passito. Ma le regole, nella formazione del gusto, possono essere anche stravolte, proprio perché ... il gusto non si discute. Ecco allora qualche disgressione per certi versi provocatoria. Come quella di abbinare le portate del cibo a vini scelti prevalentemente in base al loro aspetto cromatico. Tra i più convinti promotori di questa 'nuova filosofia gustativa' troviamo Daniele Cernilli, storico critico del vino, fondatore del Gambero Rosso e autorevole direttore di Doctor Wine. Che suggerisce un metodo basato su pochissime regole, molto semplici e intuitive, con le quali stabilire il giusto accostamento tra vini e pietanze. Una proposta che non ha alcuna pretesa di essere assoluta e infallibile. Anzi: si basa sulla personale percezione dell'armonia cromatica. Ecco allora il suggerimento di accostare dei cibi di colore bianco - dal pesce ai formaggi freschi, pure risotto o carni chiare - a vini da uve di vitigni a bacca bianca. Per rimanere tra le Dolomiti, scegliere un Nosiola o Traminer, senza dimenticare certi Riesling o il curioso Incrocio Manzoni. Poi, nella consecutio del pasto, sorseggiare Marzemino con pasta con sughi corroboranti a base di pomodoro, per optare su Merlot o Cabernet con piatti di carne rossa, magari preparati rispettando ricette tradizionali - goulash, polenta e coniglio compresi. Se invece amate le fritture, ecco i Trentodoc, magari da uve pinot nero e dunque vini leggermente rosati. Per tornare a provare un classico Trentodoc con qualche freschissima 'Tosèla' o formaggi di tonica caserazione, mozzarella su tutti. Poi, un susseguirsi di stimoli, cromatici oltre che risultato di tecniche di cotture, lunghe brasature, focosi arrosti. Da unire con vini d'annata, decisamente austeri. Ma senza tralasciare l'immediatezza per certe Schiave, da accostare a merende a base di salumi, pure a pesci marinati. Impossibile non citare le delizie dolciarie, 'intriganti e intrigate' con vini da uve vendemmiate tardivamente o fatte riposare il più a lungo possibile. Vini cosidetti 'da meditazione', dorati nel colore e dunque in piena sintonia (cromatica) con formaggi stagionati o dall'aspetto altrettanto austero. Daniele Cernilli non ha dubbi. Se il cromatismo impera e domina la scena, è molto più facile intuire la composizione del piatto, se l'unto o l'acido sono predominanti o altre variabili strutturali. Dunque, abbinare con grazia e timbro cromatico. Provare per credere.



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Qui si beve vino

Venerdì 6 Aprile 2018

Qui si beve...vino. È una subitanea definizione estrapolata dal linguaggio Futurista, quando nei primi mesi del 1931 l'avanguardia artistica dell'epoca stimolava a cambiare radicalmente certi approcci enogastronomici. Sostituire la pastasciutta con il riso, abolire l'uso della forchetta e 'italianizzare' le definizioni d'origine anglofona, a partire dalla parola 'bar': indicato proprio come 'qui si beve'. Alla Casa del Vino - senza scomodare i Futuristi e tra questi il 'vicino' Fortunato Depero - la definizione calza perfettamente. E con rinnovata intraprendenza. Perché è il vino che scandisce ogni iniziativa. Per coinvolgere, per educare, ma sicuramente per degustazioni che vanno oltre l'immediatezza o la piacevolezza del momento. Qui il vino non è solo assolutamente buono da bere, ma è pure stimolo per buoni pensieri. Quelli che scaturiscono da meditati sorsi, da giusti abbinamenti, tra stimoli sensoriali proposti in accostamento a pietanze autenticamente 'lagarine'. Con il vino protagonista. Ecco, come primo 'assaggio' per questo nuovo BLOG che state vedendo, il '#quisibevevino' vuole diventare un filo conduttore per avvicinare ai valori enosensoriali - più semplici, immediati, ma non per questo meno fascinosi - quanti frequentano la 'Casa d'Isera' o la seguono sul web. Vino e tutto quanto è legato alla cultura della vite. Intesa come stimolo di vita, nelle mirate strategie produttive delle aziende enoiche che animano la Casa. Decisi pure a 'parlare di vino' per meglio capirsi e per informare al meglio l'affezionato pubblico che frequenta ( magari ancora solo virtualmente ) la Casa del Vino della Vallagarina.

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